Far nodi è calmante; non serve cioè solo a combattere la noia, ma può essere un’occupazione che impegnando mente e mano distoglie da altri tipi di pensiero.
Marco Belpoliti, Nodi, 1996

Il punto a nodini è un punto base del ricamo, ha una lunga tradizione nella storia del ricamo, è particolarmente apprezzato per il suo effetto tridimensionale e decorativo per la sua capacità di aggiungere rilievo e texture ai ricami. Presente in molte tradizioni culturali, è stato particolarmente apprezzato per la sua versatilità e semplicità, che lo rendono perfetto per decorazioni sia semplici che dettagliate. In Italia, questa tecnica ha trovato terreno fertile durante il Medioevo, con il ricamo che prosperava in città come Firenze e Milano, arricchendo abiti cerimoniali e tessuti di pregio.
Serve per coprire spazi non molto grandi, per fare piccoli fiori, ma anche come predilezione in sé ; più di altri punti, mi sembra, lasci ampio spazio alla propria visione creativa. Mi piace particolarmente.

Il punto a nodini si divide in: nodo francese e nodo coloniale, visivamente è difficile distinguerli. Il nodo coloniale risulta essere più rotondo e prominente. Nell’esecuzione c’è qualche differenza : nel nodo francese avvolgiamo più volte il filo intorno alla punta dell’ago, in quello coloniale il filo assume la forma di ” 8 “.
Per facilitare la realizzazione si consiglia l’utilizzo di un telaio da ricamo.

Il nodo francese
I nodi francesi sono nodi abbastanza piccoli, puoi variarne la grandezza usando un filo più pesante o avvolgendo più volte il filo intorno alla punta dell’ago, restano comunque di dimensioni ridotte.

Per eseguire il nodo francese si esce sul dritto del lavoro, con la mano sinistra si avvolge il filo sull’ago, all’inizio della punta facendolo scorrere naturalmente, per una o due volte ma non più di tre , il filo potrebbe smagliarsi (se si vuole un nodo più grande si può utilizzare un filato doppio o più fili mulinè) , puntare l’ago a due fili di distanza, è importante non far ripassare l’ago attraverso lo stesso punto da cui si è usciti ma vicino ad esso, quindi tirare il filo tenuto con la sinistra contemporaneamente all’entrata dell’ago sul rovescio del lavoro, ( per far si che il filo resti avvolto in maniera aderente all’ago lo si può tenere saldo con l’indice della mano destra mentre la stoffa viene forata ) il nodo va teso fino a farlo aderire saldamente al tessuto.






Entrambi i punti si lavorano con entrambe le mani. Tenere l’ago con una mano (destra) e l’estremità più lunga del filo ben disteso nell’altra, avvolgere intorno all’apice dell’ago tirando, non eccessivamente. Tenere salda la tensione del filo dalla mano sinistra, in questo modo sarà più facile inserire l’ago attraverso il tessuto. Mantenendo la giusta trazione il filo scorrerà facilmente e il nodo si creerà senza sforzo.
Il nodo coloniale
Il nodo coloniale è intercambiabile al francese, risulta essere leggermente più rotondo e alto.
Come sempre si esce sul dritto del lavoro, mantenendo il filo abbastanza morbido quasi a formare una mezzaluna, inserendoci l’ago all’interno.


Fatto questo, l’estremità più lunga del filo va avvolta nella direzione opposta sempre sulla punta dell’ago in modo da formare una sorta di ” 8 “.



Infine, come per il nodo francese, l’ago va puntato a due fili di distanza dall’uscita del filo, quindi si tira sul rovescio del lavoro.
Le varie grandezze dei nodi si possono utilizzare per ricamare motivi decorativi e floreali .
Altri punti annodati da scoprire:



Spero che questo piccolo tutorial possa esserti utile e che ti divertirai con questo punto. Per qualsiasi condivisione, domanda o dubbio non esitare a contattarmi sarò felice di risponderti.


